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Ziqqurat
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Le mwawziqqurat (pron. [ˈʣikkurat]cite-ref-1[1]) o mwcqziggurat (pron. [ˈʣiɡɡurat]cite-ref-2[2]; mwdwcuneiforme: 𒅆𒂍𒉪 mweasumero: mwequmweg6-nir "alto edificio", da cui deriva il mwewcalco mwfaaccadico: mwfqziqquratu, per 𒁲𒊑 mwfgzaqāru "erigere") sono strutture religiose polifunzionali, più precisamente piattaforme mwfwcultuali sovrapposte, diffuse lungo tutta la mwgaMesopotamia, ma anche sull'mwgqaltopiano iranico e nelle zone dell'odierno mwggTurkmenistan.

Contents

Note

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Ziggurat

Una ziggurat (dall’accadico ziqqurratum, “costruzione elevata”) è una monumentale struttura templare a gradoni tipica dell’antica Mesopotamia, diffusa tra il III e il I millennio a.C. presso civiltà quali Sumeri, Accadi, Babilonesi e Assiri. Costruite prevalentemente in mattoni crudi rivestiti da mattoni cotti, le ziggurat presentavano una base massiccia e piattaforme sovrapposte digradanti verso l’alto. Sulla sommità si trovava un santuario dedicato alla divinità protettrice della città.

Tra gli esempi più noti si annoverano la ziggurat di Ur e l’Etemenanki di Babilonia, tradizionalmente associata al mito della Torre di Babele. A differenza delle piramidi egizie, le ziggurat non erano strutture funerarie, bensì edifici religiosi simbolicamente concepiti come punto di contatto tra il mondo terreno e quello divino.

Descrizione

La loro struttura è composta in genere da tre strati di mattoni in argilla mischiata con paglia e talvolta dei pezzi di canna, fatto essiccare al sole. La quasi totalità dei resti delle mwtqziqqurat è praticamente erosa e quindi è difficile immaginarne la forma, l'aspetto e anche la funzione. È probabile, tuttavia, che l'utilizzo della maggior parte di queste strutture fosse solo l'esterno, con una rampa di scale che conduceva alla loro cima.

Notevole eccezione è la mwtwziqqurat di Uruk (XXI-XX secolo a.C.), eretta all'interno dell'area sacra dell'mwuaEanna (santuario di An/Anu) che conserva alla sua cima un tempio, dedicato in epoca cassita alla dea Inanna (o Ishtar).

Il significato simbolico e religioso della loro conformazione è stato chiarito dall'archeologo romeno mwugMircea Eliade:

«L'omologia Cielo-Mondo è implicata in tutte le costruzioni babilonesi. Il ricco simbolismo dei templi (le

ziggurat

) non può essere compreso che in base a una "teoria cosmica". Di fatto la

ziggurat

era costruita a immagine del Mondo; i suoi piani simboleggiavano le divisioni dell'universo: il mondo sotterraneo, la terra, il firmamento. La

ziggurat

è in verità il Mondo perché simbolo della montagna cosmica che, come vedremo, non è che una perfetta

imago mundi

. Gli studi di Dombart hanno dimostrato definitivamente che le

ziggurat

erano delle montagne artificiali (

kunstliche Berge

) il cui modello materiale era la montagna sacra. [...] La montagna sacra è l'autentico trono perché è là che regna il dio creatore e signore dell'Universo. "Trono", "tempio", "Montagna cosmica" non sono che sinonimo del medesimo simbolismo del

Centro

, che ritroveremo di continuo nella cosmologia e nell'architettura mesopotamiche. [...] Di conseguenza il tempio apparteneva a un altro "spazio": lo

spazio sacro

, il solo ad essere considerato "reale" dalle culture arcaiche. Analogamente il tempo

reale

altro non era che l'"anno liturgico", cioè il

tempo sacro

, scandito dalle "feste" che si svolgevano nel tempio o attorno ad esso. Un rotolo dell'epoca del re Gudea dice che "la camera (del dio) che egli (il re) ha costruito è (simile al) la montagna cosmica.»

(Mircea Eliade, Cosmologia e alchimia babilonesi. Firenze, Sansoni, 1992, pp. 15 e sgg.)

E questo richiamarsi alla "montagna" possiede quindi una precisa valenza:

«La montagna è più vicina al cielo, e questo le conferisce una doppia sacralità: da un lato partecipa al simbolismo spaziale della trascendenza (‘alto’, ‘verticale’, ‘supremo’, eccetera), e d'altra parte il monte è per eccellenza il dominio delle ierofanie atmosferiche. Ed è, in quanto tale, dimora degli dèi. Tutte le mitologie hanno una montagna sacra, variante più o meno illustre dell'Olimpo. Tutti gli dèi celesti hanno luoghi riservati al loro culto, sulle cime. Le valenze simboliche e religiose delle montagne sono innumerevoli. Spesso la montagna è considerata punto d'incontro del cielo e della terra; quindi un ‘centro’, punto per il quale passa l'Asse del Mondo, regione satura di sacro, luogo ove possono attuarsi i passaggi fra le zone cosmiche diverse. Così, secondo credenze mesopotamiche, il ‘Monte dei Paesi’ unisce il cielo alla terra, e il Monte Meru della mitologia indiana si erge nel centro del mondo; [...]. Il ‘monte’, in quanto punto d'incontro fra cielo e terra, si trova al ‘centro del mondo’ ed è sicuramente il punto più alto della terra. Per questo le regioni consacrate - ‘luoghi santi’, templi, palazzi, città sante - sono parificate alle montagne e diventano esse stesse ‘centri’, vale a dire che sono integrate in modo magico alla cima del monte cosmico.»

(Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni. Torino, Boringhieri, pp. 111-112)

Anche il percorso di ascensione della mwvwziqqurat da parte degli uomini possiede un significato preciso:

«Le regioni superiori sono sature di forze sacre. Tutto quel che più si avvicina al cielo, partecipa con intensità variabile alla trascendenza. L'‘altitudine', il ‘superiore’, sono assimilati al trascendente, al sovrumano. Ogni ‘ascensione’ è una rottura di livello, un passaggio nell'oltretomba, un superamento dello spazio profano e della condizione umana. Inutile aggiungere che il sacro dell'`altitudine` è convalidato dal sacro delle regioni atmosferiche superiori e, quindi, dal sacro del Cielo. Il Monte, il Tempio, la Città, eccetera sono consacrati perché investiti del prestigio del ‘centro’, cioè, in origine, perché assimilati alla cima più alta dell'Universo e al punto d'incontro fra Cielo e Terra. Ne consegue che la consacrazione mediante rituali di ascensione o scalata di monti, o salita di scale, è valida perché inserisce chi la pratica in una regione superiore celeste. La ricchezza e la varietà del simbolismo dell'‘ascensione' sono caotiche soltanto in apparenza; considerati nel loro insieme, tutti questi riti e simboli si spiegano col sacro dell'‘altitudine', cioè del celeste. Trascendere la condizione umana, in quanto si penetra in una zona sacra (tempio, altare) per mezzo della consacrazione rituale o della morte, si esprime concretamente con un ‘passaggio’, una ‘salita’, un'‘ascensione'.»

(Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni. Torino, Boringhieri, pp. 113-114)

Note

cite-note-11. mwxwmwyaLuciano Canepari, mwyqmwygziqqurat, in mwywmwzaIl DiPI: dizionario di pronuncia italiana, Bologna, Zanichelli, 1999, mwzqISBNmwzg 88-08-09344-1.
cite-note-22. mwawmwbaLuciano Canepari, mwbqmwbgziggurat, in mwbwmwcaIl DiPI: dizionario di pronuncia italiana, Bologna, Zanichelli, 1999, mwcqISBNmwcg 88-08-09344-1.

Voci correlate
Altri progetti

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Collegamenti esterni

• citerefdizionario-di-storiazikkurat, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) ziggurat, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.